Glossario

 

 

 

 

 GLOSSARIO DI DIRITTO PENITENZIARIO

 

 

 

- Affidamento in prova ai servizi sociali

Se la pena detentiva inflitta non supera tre anni, il condannato può essere affidato al servizio sociale fuori dal carcere per un periodo uguale a quello della pena da scontare. Il provvedimento che concede tale misura alternativa e' adottato sulla base dei risultati della osservazione della personalità qualora questo contribuisca alla rieducazione del reo e assicuri la prevenzione del pericolo che egli commetta altri reati, tuttavia tale forma di affidamento può essere disposto senza procedere all'osservazione sopra detta quando il condannato, dopo la commissione del reato, ha tenuto un comportamento tale da far ritenere quanto appena detto.

All'atto dell'affidamento e' redatto verbale in cui sono dettate le prescrizioni che il soggetto dovrà seguire in ordine ai suoi rapporti con il servizio sociale, alla dimora, alla libertà di locomozione, al divieto di frequentare determinati locali ed al lavoro.

Nel corso dell'affidamento le prescrizioni possono essere modificate dal magistrato di sorveglianza.

Il servizio sociale controlla la condotta del soggetto e lo aiuta a superare le difficoltà di adattamento alla vita sociale.Il servizio sociale, inoltre, riferisce periodicamente al magistrato di sorveglianza sul comportamento del soggetto.

L'affidamento può essere revocato qualora il comportamento del soggetto, contrario alla legge o alle prescrizioni dettate, appaia incompatibile con la prosecuzione della prova.

L'esito positivo del periodo di prova estingue la pena detentiva ed ogni altro effetto penale.

 

 

- Alimentazione

Ai detenuti e agli internati deve essere assicurata un'alimentazione sana e sufficiente, adeguata all'eta', al sesso, allo stato di salute, al lavoro, alla stagione, al clima ed il vitto e' somministrato, di regola, in locali appositamente destinati a ciò.

I detenuti e gli internati devono avere sempre a disposizione acqua potabile.

La quantità e la qualità del vitto giornaliero sono determinate da apposite tabelle approvate con decreto ministeriale.

Il servizio di vettovagliamento e' di regola gestito direttamente dall'amministrazione penitenziaria.

Una rappresentanza dei detenuti o degli internati, designata mensilmente per sorteggio, controlla l'applicazione delle tabelle e la preparazione del vitto.

Ai detenuti e agli internati e' consentito l'acquisto, a proprie spese, di generi alimentari e di conforto, entro i limiti fissati dal regolamento. La vendita dei generi alimentari o di conforto deve essere affidata di regola a spacci gestiti direttamente dall'amministrazione carceraria o da imprese che esercitano la vendita a prezzi controllati dall'autorità comunale.

 

 

- Amnistia

L’amnistia estingue il reato e fa cessare l’esecuzione della condanna e le pene accessorie relative ai reati per i quali è stata concessa (art. 151 c.p. e 672 c.p.p.)

 

 

- Arresti domiciliari

E’ una misura cautelare personale coercitiva. Viene applicata agli indagati o agli imputati al posto della custodia cautelare in carcere nel periodo delle indagini e del procedimento giudiziario. La loro durata massima dipende dalla gravità del reato contestato e dalla fase del procedimento.

Gli arresti domiciliari come misura cautelare non vanno confusi con la detenzione domiciliare, che è invece una misura alternativa alla detenzione e può essere concessa dal momento in cui sono terminate la fasi del giudizio, cioè a condanna definitiva.

Se l’imputato agli arresti domiciliari cautelari viene dichiarato colpevole, con sentenza non più impugnabile, l’ordine di carcerazione può essere sospeso e il condannato può essere lasciato a scontare la pena agli arresti domiciliari, dove già si trova. Al momento in cui la sentenza diviene definitiva, gli atti passano al Tribunale di sorveglianza, che provvederà all’eventuale applicazione di una delle misure alternative alla detenzione, per esempio la detenzione domiciliare. Contestualmente l’interessato passa sotto la giurisdizione del magistrato di sorveglianza che amministrerà le prescrizioni a cui deve attenersi e approverà o meno le sue richieste.

 

 

- Assistente sociale

È un dipendente del Ministero della Giustizia, che fa capo al CSSA. Egli tiene i contatti con le famiglie dei detenuti. con gli enti locali e segue le persone in affidamento al servizio sociale. Ha un ruolo fondamentale per la concessione e l'esecuzione dei benefici di legge.

 

- Assistenza alle famiglie

Il trattamento dei detenuti e degli internati e' integrato da un'azione di assistenza alle loro famiglie.

Tale azione e' rivolta anche a conservare e migliorare le relazioni dei soggetti con i familiari e a rimuovere le difficoltà che possono ostacolarne il loro reinserimento sociale.

 

 

- Assistenza post-penitenziaria

I detenuti e gli internati ricevono un particolare aiuto nel periodo di tempo che immediatamente precede la loro dimissione e per un congruo periodo a questa successivo.

I dimessi affetti da gravi infermità fisiche o da infermità o anormalità psichiche sono segnalati, per la necessaria assistenza,anche agli organi preposti alla tutela della sanità pubblica.

 

 

- Attivita' culturali, ricreative e sportive

Negli istituti devono essere favorite e organizzate attivita' culturali, sportive e ricreative e ogni altra attivita' volta alla realizzazione della personalita' dei detenuti e degli internati.

Una commissione composta dal direttore dell'istituto, dagli educatori e dagli assistenti sociali e dai rappresentanti dei detenuti e degli internati cura la organizzazione delle attivita' sopra dette, anche mantenendo contatti con il mondo esterno utili al reinserimento sociale.

 

 

- Centri di Servizio Sociale per Adulti

I Centri di Servizio Sociale per Adulti (CSSA) sono stati istituiti dall'art. 72 della Legge Penitenziaria (OP) e sono dislocati nelle sedi dei Tribunali di Sorveglianza.

Volendo sintetizzare, le competenze operative del CSSA sono:

a) all'interno del carcere : interventi per i detenuti in art. 21; partecipazione alla osservazione e al trattamento; compiti di consulenza;

b) all'esterno del carcere: gestione della pena dei detenuti in affidamento e in semilibertà; interventi per la concessione degli affidamenti, per la formulazione dei programmi con il SERT per alcole tossico dipendenti, per l'applicazione e la revoca delle misure di sicurezza; etc.

 

 

- Colloqui

I colloqui dei condannati, degli internati e quelli degli imputati dopo la pronuncia della sentenza di primo grado sono autorizzati dal direttore dell'istituto. I colloqui con persone diverse dai congiunti e dai conviventi sono autorizzati quando ricorrono ragionevoli motivi.

Per i colloqui con gli imputati fino alla pronuncia della sentenza di primo grado, i richiedenti debbono presentare il permesso rilasciato dall'autorità giudiziaria che procede.

Le persone ammesse al colloquio sono identificate e, inoltre, sottoposte a controllo, con le modalità previste dal regolamento interno, al fine di garantire che non siano introdotti nell'istituto strumenti pericolosi o altri oggetti non ammessi.

Nel corso del colloquio deve essere mantenuto un comportamento corretto e tale da non recare disturbo ad altri. Il personale preposto al controllo sospende dal colloquio le persone che tengono comportamento scorretto o molesto, riferendone al direttore, il quale decide sulla esclusione.

Appositi locali sono destinati ai colloqui dei detenuti con i loro difensori.

Per i detenuti e gli internati infermi i colloqui possono avere luogo nell'infermeria.

I detenuti e gli internati usufruiscono di sei colloqui al mese.

Quando si tratta di detenuti o internati per uno dei delitti previsti dal primo periodo del primo comma dell'articolo 4-bis della legge e per i quali si applichi il divieto di benefici ivi previsto, il numero di colloqui non può essere superiore a quattro al mese.

Ai soggetti gravemente infermi, o quando il colloquio si svolge con prole di età inferiore a dieci anni ovvero quando ricorrano particolari circostanze, possono essere concessi colloqui anche fuori dei limiti appena visti.

Il colloquio ha la durata massima di un'ora. In considerazione di eccezionali circostanze, è consentito di prolungare la durata del colloquio con i congiunti o i conviventi. Il colloquio con i congiunti o conviventi è comunque prolungato sino a due ore quando i medesimi risiedono in un comune diverso da quello in cui ha sede l'istituto, se nella settimana precedente il detenuto o l'internato non ha fruito di alcun colloquio e se le esigenze e l'organizzazione dell'istituto lo consentono. A ciascun colloquio con il detenuto o con l'internato possono partecipare non più di tre persone, ma è consentito di derogare a tale norma quando si tratti di congiunti o conviventi.

 

 

- Comitato per l'occupazione

E' un comitato che si occupa dell'occupazione degli assistiti dal consiglio di aiuto sociale.

Di tale comitato, presieduto dal presidente del consiglio di aiuto sociale o da un magistrato da lui delegato, fanno parte quattro rappresentanti rispettivamente dell'industria, del commercio, dell'agricoltura e dell'artigianato locale, designati dal presidente della camera di commercio, industria, artigianato e agricoltura, tre rappresentanti dei datori di lavoro e tre rappresentanti dei prestatori d'opera, designati dalle organizzazioni sindacali piu' rappresentative sul piano nazionale, un rappresentante dei coltivatori diretti, il direttore dell'ufficio provinciale del lavoro e della massima occupazione, un impiegato della carriera direttiva dell'amministrazione penitenziaria e un assistente sociale del centro di servizio sociale.

 

 

- Comunicazione dell'ingresso in carcere

Immediatamente dopo l'ingresso nell'istituto penitenziario, sia in caso di provenienza dalla liberta', sia in caso di trasferimento, al detenuto e all'internato viene richiesto se intenda dar notizia del fatto a un

congiunto o ad altra persona indicata e, in caso positivo, se vuole avvalersi del mezzo postale ordinario o telegrafico.

La comunicazione, contenuta in un lettera in busta aperta o in modulo di telegramma e limitata alla sola notizia relativa al primo ingresso nell'istituto penitenziario o all'avvenuto trasferimento, e' presentata alla direzione, che provvede immediatamente all'inoltro, a carico dell'interessato.

Se si tratta di straniero, l'ingresso nell'istituto e' comunicato all'autorità consolare nei casi e con le modalità previste dalla normativa vigente.

 

 

- Condannati per i delitti dell'art. 4 bis O.P.

I condannati per i delitti elencati nell'art. 4 bis (associazione di stampo mafioso, associazione per traffico di droghe, sequestri di persona, eversione, terrorismo, omicidio, rapina aggravata, estorsione aggravata, produzione o traffico di ingenti quantità di droghe, etc.) subiscono molte limitazioni nella concessione dei benefici.

 

 

- Consigli di aiuto sociale

Nel capoluogo di ciascun circondario è costituito un consiglio di aiuto sociale, presieduto dal presidente del tribunale o da un magistrato da lui delegato e da altri componenti.

Volendo sintetizzare le attività del consiglio, questo:

  1. cura che siano fatte frequenti visite ai liberandi per aiutarli a reinserirsi;

  2. si informa delle possibilità di occupazione;

  3. organizza dei corsi di addestramento;

  4. segnala i bisogni delle famiglie;

  5. concede sussidi in denaro o in natura.

 

 

- Corrispondenza epistolare e telegrafica

I detenuti e gli internati sono ammessi a inviare e a ricevere corrispondenza epistolare e telegrafica. La direzione può consentire la ricezione di fax.

Al fine di consentire la corrispondenza, l'amministrazione fornisce gratuitamente ai detenuti e agli internati, che non possono provvedervi a loro spese, settimanalmente, l'occorrente per scrivere una lettera e l'affrancatura ordinaria. Presso lo spaccio dell'istituto devono essere sempre disponibili, per l'acquisto, gli oggetti di cancelleria necessari per la corrispondenza.

La corrispondenza in busta chiusa, in arrivo o in partenza, e' sottoposta a ispezione al fine di rilevare l'eventuale presenza di valori o altri oggetti non consentiti. L'ispezione deve avvenire con modalità tali da garantire l'assenza di controlli sullo scritto.

La direzione, quando vi sia sospetto che nella corrispondenza epistolare, in arrivo o in partenza, siano inseriti contenuti che costituiscono elementi di reato o che possono determinare pericolo per l'ordine e la sicurezza, trattiene la missiva, facendone immediata segnalazione, per i provvedimenti del caso, al magistrato di sorveglianza, o, se trattasi di imputato sino alla pronuncia della sentenza di primo grado, all'autorità giudiziaria che procede.

Il detenuto o l'internato deve essere immediatamente informato che la Corrispondenza e' stata trattenuta.

Non puo' essere sottoposta a visto di controllo la corrispondenza epistolare dei detenuti e degli internati indirizzata ad organismi internazionali amministrativi o giudiziari, preposti alla tutela dei diritti dell'uomo, di cui l'Italia fa parte.

 

 

- Corrispondenza telefonica

In ogni istituto sono installati uno o piu' telefoni secondo le occorrenze.

I condannati e gli internati possono essere autorizzati dal direttore dell'istituto alla corrispondenza telefonica con i congiunti e conviventi, ovvero, allorche' ricorrano ragionevoli e verificati motivi, con persone diverse dai congiunti e conviventi, una volta alla settima.

Quando si tratta di detenuti o internati per uno dei delitti previsti dal primo periodo del primo comma dell'articolo 4-bis della legge, e per i quali si applichi il divieto dei benefici ivi previsto, il numero dei colloqui telefonici non puo' essere superiore a due al mese.

L'autorizzazione puo' essere concessa, oltre i limiti appena visti, in considerazione di motivi di urgenza o di particolare rilevanza, se la stessa si svolga con prole di eta' inferiore a dieci anni, nonche' in caso di trasferimento del detenuto.

Gli imputati possono essere autorizzati alla corrispondenza telefonica dall'autorita' giudiziaria procedente o dopo la sentenza di primo grado, dal magistrato di sorveglianza.

Il detenuto o l'internato che intende intrattenere corrispondenza telefonica deve rivolgere istanza scritta all'autorita' competente, indicando il numero telefonico richiesto e le persone con cui deve corrispondere. L'autorizzazione concessa e' efficace fino a che non ne intervenga la revoca.

Il contatto telefonico viene stabilito dal personale dell'istituto con le modalita' tecnologiche disponibilice la durata massima di ciascuna conversazione telefonica e' di dieci minuti.

L'autorita' giudiziaria competente a disporre il visto di controllo sulla corrispondenza epistolare puo' disporre che le conversazioni telefoniche vengano ascoltate e registrate a mezzo di idonee apparecchiature. Invece, è sempre disposta la registrazione delle conversazioni telefoniche autorizzate su richiesta di detenuti o internati per i reati indicati nell'articolo 4-bis della legge.

La corrispondenza telefonica e' effettuata a spese dell'interessato, anche mediante scheda telefonica prepagata.

 

 

-Detenzione domicialiare

E’ una delle misure alternative alla detenzione che consentono al condannato di scontare fuori dal carcere la pena detentiva, o parte di essa.

E’ stata introdotta nel 1975 con la legge sull’ordinamento penitenziario ed è stata ampliata nella applicabilità dalla legge 26 novembre 2010, n. 199, e dal decreto-legge 22 dicembre 2011, n. 211.

La detenzione domiciliare è regolata dall’art. 47 ter della legge 354/1975, e consiste nella concessione al condannato di espiare la pena nella propria abitazione o in un luogo di cura, assistenza e accoglienza, se:

• donna incinta;

• madre di figli di età inferiore ad anni uno;

• persona affetta da Aids o da altra malattia particolarmente grave, non compatibile con lo stato di detenzione in carcere;

• persona di oltre settanta anni di età (purché non dichiarato delinquente abituale, professionale o per tendenza, o recidivo reiterato, o sex-offender);

• deve scontare una pena o un residuo di pena inferiore a due anni (a meno che si tratti di condanna per reati particolarmente gravi, secondo l’art. 4 bis della legge sull’ordinamento penitenziario o sia stata applicata la recidiva);

• deve scontare una pena o un residuo di pena inferiore a quattro anni ed è:

- donna incinta o madre con figli conviventi di età inferiore a dieci anni;

- padre con figli di età inferiore a dieci anni senza la madre;

- persona in condizioni di salute particolarmente gravi;

- persona di età superiore a sessant’anni parzialmente inabile;

- persona minore di ventuno anni con esigenze di salute, studio, lavoro o famiglia;

• madre con figli di età inferiore a dieci anni, dopo aver espiato almeno un terzo della pena (o quindici anni in caso di ergastolo) e se non sussiste pericolo di commissione di altri delitti (art. 47 quinquies, “Detenzione domiciliare speciale”).

I condannati recidivi reiterati (art. 99, 4° comma c.p.: già recidivi, che commettono un altro delitto) possono ottenere la detenzione domiciliare solo se la pena da scontare non è superiore a tre anni.

 

La detenzione domiciliare può essere concessa, su istanza dell’interessato, dal Tribunale di sorveglianza oppure, in via provvisoria fino alla decisione del Tribunale, dal magistrato di sorveglianza. E’ regolata da prescrizioni imposte dal Tribunale di sorveglianza (o dal magistrato, in via provvisoria), è soggetta ai controlli delle forze dell’ordine e può essere revocata (nel qual caso il condannato torna a espiare la pena in carcere e non può più richiedere altra misura alternativa per tre anni).

 

 

 

- Dimissione

La dimissione dei detenuti e degli internati é eseguita senza indugio dalla direzione dell'istituto in base ad ordine scritto della competente autorità giudiziaria o di pubblica sicurezza.

Il direttore dell'istituto dà notizia della prevista dimissione, almeno tre mesi prima, al consiglio di aiuto sociale e al centro di servizio sociale del luogo in cui ha sede l'istituto ed a quelli del luogo dove il soggetto intende stabilire la sua residenza, comunicando tutti dati necessari per gli opportuni interventi assistenziali.
Il consiglio di disciplina dell'istituto, all'atto della dimissione o successivamente, rilascia al soggetto, che lo richieda, un attestato con l'eventuale qualificazione professionale conseguita e notizie obiettive circa la condotta tenuta.
I soggetti, che ne sono privi, vengono provvisti di un corredo di vestiario civile.

 

 

- Dipartimento amministrazione penitenziaria

L'Amministrazione Penitenziaria dipende gerarchicamente dal Ministero della giustizia che sovrintende alla esecuzione delle pene, quindi alle carceri.

Il DAP è retto dal direttore Generale.

Esso si articola in sei Uffici centrali:
1) Personale;
2) Formazione e aggiornamento del personale;
3) Ispettorato;
4) Detenuti e trattamenti;
5) Beni e servizi;
6) Studi, ricerche, legislazione.

Organi regionali del DAP sono i Provveditorati Regionali e a livello locali le carceri e i CSSA.

Il Dipartimento dell'Amministrazione penitenziaria ha le seguenti principali competenze:

- attuazione della politica dell'ordine e della sicurezza negli istituti e servizi penitenziari e del trattamento dei detenuti e degli internati, nonché dei condannati ed internati ammessi a fruire delle misure alternative alla detenzione;

- coordinamento tecnico operativo, direzione ed amministrazione del personale e dei collaboratori esterni dell'Amministrazione;

- direzione e gestione dei supporti tecnici, per le esigenze generali del Dipartimento.

 

 

- Educatore

E' l'operatore carcerario che vive maggiormente a contatto con la popolazione detenuta ed è una delle prime persone che un nuovo giunto incontra nel "colloquio di primo ingresso".

L’educatore scrive la relazione ("sintesi") per i definitivi necessaria perché il Magistrato di Sorveglianza conceda i benefici di legge. L’educatore coordina anche le attività culturali, ricreative, sportive. E' un dipendente del Ministero della Giustizia.

 

 

- Equipe del carcere

L'equipe del carcere è incaricata di redigere l'osservazione sul singolo detenuto (la sua personalità, le sue esigenze, il suo comportamento) ed il conseguente trattamento rieducativo. L'osservazione ed il trattamento servono soprattutto per la concessione dei benefici di legge per chi è definitivo. Si tratta della redazione della cosiddetta "sintesi". L'equipe è formata da: il direttore del carcere, il medico, l'assistente sociale, lo psicologo, l'educatore.

 

 

- Forza fisica (impiego della)

Non e' consentito l'impiego della forza fisica nei confronti dei detenuti e degli internati se non sia indispensabile per prevenire o impedire atti di violenza, per impedire tentativi di evasione o per vincere la resistenza, anche passiva, all'esecuzione degli ordini impartiti.

Il personale che, per qualsiasi motivo; abbia fatto uso della forza fisica nei confronti dei detenuti o degli internati deve immediatamente riferirne al direttore dell'istituto il quale dispone, senza indugio, accertamenti sanitari e procede alle altre indagini del caso.

Non puo' essere usato alcun mezzo di coercizione fisica che non sia espressamente previsto dal regolamento e, comunque, non vi si puo' far ricorso a fini disciplinari ma solo al fine di evitare danni a

persone o cose o di garantire la incolumita' dello stesso soggetto.

 

 

- Funzione rieducativa della pena

E' una delle finalità cui tende la pena, e consiste nel predisporre le condizioni necessarie perché il condannato possa successivamente reinserirsi

nella società in modo dignitoso. In questo senso la rieducazione si collega con la finalità di prevenzione, tesa cioè ad impedire che il condannato tornato in libertà commetta nuovi reati.

 

 

- Gratuito patrocinio

 

Si tratta di un beneficio previsto dall'articolo 24 della Costituzione che consiste nel riconoscimento dell'assistenza legale gratuita, per promuovere un giudizio o per difendersi davanti al giudice e anche per i procedimenti di sorveglianza, alle persone meno abbienti, non in grado di sostenerne le spese.

Al pagamento delle spese (avvocati, consulenti e investigatori autorizzati) provvede lo Stato.

Il patrocinio a spese dello Stato è regolato dalla Parte terza (artt. 74 – 141) del Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di spese di giustizia, D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115.

Gli artt. 76, 77 e 92 stabiliscono il limite di reddito Irpef (risultante dall’ultima dichiarazione) sotto il quale può essere richiesto il patrocinio gratuito. Tale limite si riferisce alla somma dei redditi di tutti i componenti della famiglia del richiedente.

 

 

- Grazia

La grazia condona, in tutto o in parte, la pena inflitta o la commuta in un’altra pena stabilita dalla legge.

Questa è un provvedimento di indulgenza a carattere individuale e si differenzia dall’indulto che è a carattere generale.

La domanda di grazia, diretta al Presidente della Repubblica tramite il ministro di Grazia e giustizia, è sottoscritta dal condannato o da un suo congiunto o avvocato. Se il condannato è detenuto o internato, va presentata al magistrato di sorveglianza che la trasmette al ministro della giustizia con il proprio parere motivato.

 

 

 

- Igiene personale

E'assicurato ai detenuti e agli internati l'uso adeguato e sufficiente di lavabi e di bagni o docce, nonche' degli altri oggetti necessari alla cura e alla pulizia della persona.

In ciascun Istituto sono organizzati i servizi per il periodico taglio dei capelli e la rasatura della barba.Puo' essere consentito l'uso di rasoio elettrico personale.

Il taglio dei capelli e della barba puo' essere imposto soltanto per particolari ragioni igienico-sanitarie.

 

 

- Indulto

L’indulto condona, in tutto o in parte, la pena inflitta o la commuta in un’altra pena stabilita dalla legge (art. 174 c.p. e 672 c.p.p.). Viene applicato direttamente dal giudice che ha emesso la sentenza di condanna. Nel caso la sentenza preveda l’applicazione di misure di sicurezza, le eventuali modifiche conseguenti all’indulto sono di competenza del magistrato di sorveglianza.

E’ un provvedimento di indulgenza a carattere generale, mentre la grazia è a carattere individuale.

 

 

-Infrazioni disciplinari e sanzioni

I detenuti e gli internati non possono essere puniti per un fatto che non sia espressamente previsto come infrazione dal regolamento. Nessuna sanzione può essere inflitta se non con provvedimento motivato dopo la contestazione dell'addebito all'interessato, il quale é ammesso ad esporre le proprie discolpe.

Nell'applicazione delle sanzioni bisogna tener conto, oltre che della natura e della gravità del fatto, del comportamento e delle condizioni personali del soggetto.


Le infrazioni disciplinari possono dar luogo solo alle seguenti sanzioni:

1) richiamo del direttore;

2) ammonizione, rivolta dal direttore, alla presenza di appartenenti al personale e di un gruppo di detenuti o internati;

3) esclusione da attività ricreative e sportive per non più di dieci giorni;

4) isolamento durante la permanenza all'aria aperta per non più di dieci giorni;

5) esclusione dalle attività in comune per non più di quindici giorni.

 

 

- Internato

La persona che, a seguito di un provvedimento giudiziario, viene trattenuta in carcere per un periodo determinato (di regola prorogabile o rinnovabile) a titolo di misura di sicurezza, in quanto giudizialmente ritenuto pericoloso per la società.

 

 

- Isolamento

L' isolamento e' ammesso:
1) quando e' prescritto per ragioni sanitarie;
2) durante l'esecuzione della sanzione della esclusione dalle attivita' in comune;
3) per gli imputati durante l'istruttoria e per gli arrestati nel procedimento di prevenzione, se e fino a quando cio' sia ritenuto necessario dall'autorita' giudiziaria.

 

 

- Istituti per l'esecuzione delle misure di sicurezza

Gli istituti per l’esecuzione delle misure di sicurezza detentive sono le colonie agricole, le case di lavoro, le case di cura e custodia e i REMS.

 

 

- Lavoro all'interno del carcere

Nelle carceri devono essere favoriti i corsi di formazione professionale. Il lavoro penitenziario non ha carattere afflittivo ed è remunerato. Nell'assegnazione dei soggetti al lavoro si deve tenere conto esclusivamente dell'anzianità di disoccupazione, dei carichi famigliari, della professionalità.

Il collocamento al lavoro avviene nel rispetto di graduatorie che vengono compilate da una apposita commissione, nella quale fa parte anche un rappresentante dei detenuti.

Nel gergo delle carceri i detenuti che hanno un lavoro si chiamano "lavoranti".

 

 

- Lavoro all'esterno del carcere

Nel gergo si dice che un detenuto è "in articolo 21"(ordinamento penitenziario) quando gli è stato concesso di lavorare fuori dal carcere oppure di frequentare corsi di formazione professionale all'esterno, senza scorta.

La concessione al lavoro all'esterno viene data dal Direttore del carcere, ma deve essere approvata dal Magistrato di Sorveglianza.

Finito il lavoro, il detenuto deve rientrare in carcere con l'obbligo di percorrere un itinerario ben preciso.

 

 

- Liberazione anticipata ("I giorni")

Al detenuto che ha tenuto una buona condotta viene concessa una detrazione della pena di 45 giorni ogni 6 mesi di pena scontata. Nei linguaggio del carcere la concessione della detrazione viene chiamata concessione dei "giorni".

Per il computo dei "giorni" valgono anche il periodo in stato di custodia cautelare e quello di detenzione domiciliare.

 

 

- Libertà condizionale

In Italia è regolata dagli articoli 176 e 177 del codice penale.

Per essere ammessi ai benefici di cui al citato art. 176 c.p. è necessario rispettare i seguenti requisiti oggettivi (stabiliti per legge) e soggettivi (da valutarsi in sede giudicante):

Requisiti oggettivi:

- aver scontato almeno 30 mesi o comunque almeno metà della pena, qualora la pena residua non superi i 5 anni;

- aver scontato almeno 4 anni di pena e non meno di ¾ della pena irrogata, in caso di recidiva aggravata o reiterata;

- aver scontato almeno 26 anni di pena in caso di condanna all' ergastolo

- aver scontato almeno 2/3 della pena, fermi restando gli ulteriori requisiti e limiti sanciti dall’art. 176 c.p., in caso di condanna per i delitti di cui all’art. 4/bis l. 354/75.

Requisiti soggettivi:

- aver tenuto un comportamento tale da far ritenere sicuro il proprio ravvedimento;

- aver assolto le obbligazioni civili derivanti dal reato, salvo che il condannato dimostri di trovarsi nell'impossibilità di adempierle.

Può, inoltre, chiedere di essere ammesso al beneficio in qualsiasi momento della detenzione la persona condannata che stia scontando una pena per reato commesso quando era minore di 18 anni.

L’istanza per essere ammessi al beneficio della liberazione condizionale dev’essere presentata al direttore dell’istituto di reclusione nel quale il condannato è detenuto; il direttore dell’istituto di reclusione provvede poi a trasmettere l’istanza al Tribunale di sorveglianza competente.

La liberazione condizionale può essere revocata dal Tribunale di Sorveglianza, a seguito di proposta di revoca da parte del Magistrato di Sorveglianza, nei seguenti casi:

- se la persona liberata commetta un delitto o una contravvenzione della stessa indole;

- se trasgredisca gli obblighi previsti dalla libertà vigilata.

La liberazione condizionale si conclude automaticamente una volta decorso tutto il tempo della pena inflitta, oppure dopo 5 anni dalla data del provvedimento di liberazione condizionale, se si tratta di condannato all'ergastolo, sempre che non sia intervenuta alcuna causa di revoca.

 

 

- Libertà vigilata

E' una misura di sicurezza non detentiva e consiste nella concessione della libertà al condannato, che è affidato alla pubblica sicurezza, per la sorveglianza, ed al Centro di Servizio Sociale, per il sostegno e l’assistenza. E' ordinata nei seguenti casi:

- se è inflitta una pena non inferiore a 10 anni;

- se è stata disposta la liberazione condizionale;

- se il contravventore abituale o professionale commette un nuovo reato che sia manifestazione di abitualità o professionalità;

- se il magistrato di sorveglianza,in sede di accertamento o riesame della pericolosità sociale dispone la trasformazione di una misura di sicurezza detentiva in libertà vigilata;

- in altri casi determinati da varie disposizioni di legge, in maniera obbligatoria o in maniera discrezionale;

- in caso di ammissione di una licenza agli internati;

- in caso ammissione di una licenza ai semiliberi.

 

 

- Misure alternative alla detenzione

Le misure alternative alla detenzione sono previste dalla OP. Esse danno la possibilità di scontare la pena non in carcere e vengono concesse solo a determinate condizioni, precisate nelle singole voci.

Esse si applicano esclusivamente ai detenuti definitivi.

L’elenco delle misure alternative è il seguente:

a) Affidamento in prova al servizio sociale (pena residua 3 anni), art. 47 OP;

b) Detenzione domiciliare (pena residua 4 anni o nei casi di condizioni di salute incompatibili con il regime detentivo pena residua anche superiore ai 4 anni), art. 47 ter OP;

c) Semilibertà (metà pena o 2/3 se reati gravi (reati dell'art 4 bis) o 6 mesi solo dalla libertà), artt. 46, 50 OP;

d) Liberazione condizionale (pena residua 5 anni); art 176 cp;

e) Sospensione della pena per gravi motivi di salute (incompatibilità con il regime detentivo - qualunque sia la durata della pena ) art. 147 cp.

Per i tossicodipendenti :

f) Affidamento e sospensione pena per tossicodipendente (pena residua 4 anni) artt. 94 e 90 DPR 309/90;

g) Misure per malati di AIDS in condizioni gravi con programma terapeutico (affidamento e detenzione domiciliare qualunque sia la pena da espiare) art. 47 quater OP.

 

In linea di principio la Legge Penitenziaria è applicabile e deve essere applicata nei confronti di qualunque detenuto.

L'affidamento in prova ai servizi sociali (art.47 OP) e la detenzione domiciliare (art. 47 ter OP) possono essere applicate, anche oltre i limiti di pena ivi previsti, nei confronti di malati di AIDS conclamata o da grave deficienza immunitaria che hanno in corso o intendono intraprendere un programma di cura presso appositi unitA ospedaliere. Il caso di AIDS conclamato è definito dalla circolare del Ministero della Sanit6 n. 9 del 29 aprile 1994. Il caso di grave deficienza immunitaria quando la persona presenti anche uno solo dei seguenti parametri: a) numero di linfociti TCD4+ pari o inferiore a 100/mmc; b) indice di Karnofsky pari al valore di 50.

 

 

- Misure cautelari coercitive personali

Possono essere applicate a indagati o imputati per delitti la cui pena massima prevista sia superiore ai tre anni di reclusione, e solo se sussistono pericoli di fuga, o di inquinamento delle prove, o di commissione di nuovi delitti.

Le misure cautelari coercitive personali sono: divieto di espatrio, obbligo di presentarsi alla polizia giudiziaria, allontanamento dalla casa familiare, divieto e obbligo di dimora, arresti domiciliari (vedi), custodia cautelare in carcere o in luogo di cura. Sono regolate dagli artt. 272-286 c.p.p. e, per quanto riguarda l’esecuzione e la durata dei provvedimenti, dagli artt. 291-308 c.p.p.

 

 

- Nuovo giunto

E' la persona appena arrestata che entra in carcere.

 

 

- Peculio

Il peculio dei condannati e degli internati si distingue in fondo vincolato e fondo disponibile. E' destinata al fondo vincolato la quota di un quinto della mercede.

La rimanente parte del peculio costituisce il fondo disponibile, che non puo' superare il limite di due milioni di lire.L'eventuale eccedenza non fa parte del peculio e, salvo che non debba essere immediatamente utilizzata per spese inerenti alla difesa legale, al pagamento di multe o ammende, nonche' al pagamento di debiti, viene inviata ai familiari o conviventi secondo le indicazioni dell'interessato, o depositata a suo nome presso un istituto bancario o un ufficio postale.

Il fondo vincolato non puo' essere utilizzato nel corso della esecuzione delle misure privative della liberta'. Tuttavia, in considerazione di particolari motivazioni il direttore dell'istituto puo' autorizzare l'utilizzazione di parte del fondo vincolato.

Il fondo disponibile puo' essere usato per invii ai familiari o conviventi, per acquisti autorizzati, per la corrispondenza, per spese inerenti alla difesa legale, al pagamento di multe, ammende o debiti e per tutti gli altri usi rispondenti a finalita' trattamentali. Il pagamento delle spese inerenti alla difesa legale avviene su presentazione della parcella o della richiesta scritta di anticipo sulla medesima, recante l'indicazione degli estremi del procedimento, se questo e' in corso; una copia della parcella o della richiesta di anticipo viene conservata dalla direzione dell'istituto.

Il peculio degli imputati e' interamente disponibile e non puo' superare il limite di quattro milioni.

Il Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria stabilisce,all'inizio di ciascun anno, l'ammontare delle somme che possono essere spese per gli acquisti e la corrispondenza e di quelle che possono essere inviate ai familiari o conviventi.

La direzione dell'istituto, alla fine di ciascun anno finanziario, procede alla determinazione e all'accredito degli interessi legali maturati sul peculio di ciascun detenuto o internato presente nell'istituto.

 

- Perciolosità sociale

E’ socialmente pericolosa la persona che ha commesso reati, qualora sia probabile che ne commetta nuovamente (art. 203 c.p.).

 

 

- Permanenza all'aperto

Ai soggetti che non prestano lavoro all'aperto e' consentito di permanere almeno per due ore al giorno all'aria aperta. Tale periodo di tempo puo' essere ridotto a non meno di un'ora al giorno soltanto per motivi eccezionali.

La permanenza all'aria aperta e' effettuata in gruppi salvo casi eccezionali e se possibile deve essere dedicata ad esercizi fisici.

 

 

- Permessi

Nel caso di imminente pericolo di vita di un familiare o di un convivente, ai condannati e agli internati puo' essere concesso dal magistrato di sorveglianza il permesso di recarsi a visitare l'infermo. Agli imputati il permesso e' concesso, durante il procedimento di primo grado, dalle medesime autorita' giudiziarie competenti a disporre il trasferimento (art 11 OP) in luoghi esterni di cura degli imputati fino alla pronuncia della sentenza di primo grado. Durante il procedimento di appello provvede il presidente del

collegio e, nel corso di quello di cassazione, il presidente dell'ufficio giudiziario presso il quale si e' svolto il procedimento di appello.

Il detenuto che non rientra in istituto allo scadere del permesso senza giustificato motivo, se l'assenza si protrae per oltre tre ore e per non piu' di dodici, e' punito in via disciplinare; se l'assenza si protrae per un tempo maggiore, e' punibile a norma del primo comma dell'articolo 385 del codice penale (reato di evasione).

L'internato che rientra in istituto dopo tre ore dalla scadenza del permesso senza giustificato motivo e' punito in via disciplinare.

 

 

- Permessi premio

I detenuti definitivi, che hanno tenuto regolare condotta, possono ottenere dal Magistrato di Sorveglianza, sentito il direttore del carcere, permessi premio per consentire di coltivare interessi affettivi o di lavoro.

La durata massima del permesso è di 15 giorni per volta, per un massimo di 45 giorni all'anno.

 

 

- Perquisizione personale

I detenuti e gli internati possono essere sottoposti a perquisizione personale per motivi di sicurezza. La perquisizione personale deve essere effettuata nel pieno rispetto della personalita'.

 

 

- Polizia Penitenziaria

Il corpo di Polizia Penitenziaria è posto alle dipendenze del Ministero della Giustizia. E' un corpo civile. Gli appartenenti alla polizia Penitenziaria hanno dovere di subordinazione gerarchica nei confronti del direttore dell'istituto e dei superiori gerarchici.

E' suddiviso in tre ruoli secondo un ordine gerarchico:

a) ruolo degli ispettori (vice ispettore, ispettore, ispettore capo)

b) ruolo dei sovrintendenti (vice sovrintendente, sovrintendente, sovrintendente capo)

c) ruolo degli agenti e degli assistenti (agente scelto, assistente, assistente capo).

 

 

- Pulizia (igiene e illuminazione)

I detenuti e gli internati, che siano in condizioni fisiche e psichiche che lo consentano, provvedono direttamente alla pulizia delle loro camere e dei relativi servizi igienici. A tal fine sono messi a disposizione mezzi adeguati e per la pulizia delle camere nelle quali si trovano soggetti impossibilitati a provvedervi, l'amministrazione si avvale dell'opera retribuita di detenuti o internati.

I locali in cui si svolge la vita dei detenuti e internati devono essere igienicamente adeguati.

Le finestre delle camere devono consentire il passaggio diretto di luce e aria naturali e non sono consentite schermature che impediscano tale passaggio. Solo in casi eccezionali e per dimostrate ragioni di sicurezza, possono utilizzarsi schermature, collocate non in aderenza alle mura dell'edificio, che consentano comunque un sufficiente passaggio diretto di aria e luce.

 

 

- Reclamo e istanza

Il magistrato di sorveglianza, il provveditore regionale e il direttore dell’istituto, devono offrire la possibilità a tutti i detenuti e gli internati di entrare direttamente in contatto con loro. Ciò deve avvenire con periodici colloqui individuali, che devono essere particolarmente frequenti per il direttore.

I predetti devono visitare con frequenza i locali dove si trovano i detenuti e gli internati, agevolando anche in tal modo la possibilità che questi si rivolgano individualmente ad essi per i necessari colloqui ovvero per presentare eventuali istanze o reclami orali.

Ai detenuti e agli internati che lo richiedono è fornito l’occorrente per redigere per iscritto istanze e reclami alle autorità.

Qualora il detenuto o l’internato intenda avvalersi della facoltà di usare il sistema della busta chiusa, dovrà provvedere direttamente alla chiusura della stessa apponendo all’esterno a dicitura «riservata». Se il mittente è privo di fondi, si provvede a cura della direzione.

Il magistrato di sorveglianza e il personale dell’amministrazione penitenziaria devono informare nel più breve tempo possibile il detenuto o l’internato che ha presentato istanza o reclamo, orale o scritto, dei provvedimenti adottati e dei motivi che ne hanno determinato il mancato accoglimento.

 

 

- Religione

I detenuti e gli internati hanno liberta' di professare la propria fede religiosa, di istruirsi in essa e di praticarne il culto.

Negli istituti e' assicurata la celebrazione dei riti del culto cattolico e a ciascun istituto e' addetto almeno un cappellano.

Gli appartenenti a religione diversa dalla cattolica hanno diritto di ricevere, su loro richiesta, l'assistenza dei ministri del proprio culto e di celebrarne i riti.

 

 

- Remissione del debito

Nel caso il condannato o l’internato si trovi in condizioni economiche disagiate e abbia mantenuto una condotta regolare, sia in carcere sia in libertà, può chiedere la remissione del debito, cioè di non pagare le spese di giustizia, che sono le spese del procedimento giudiziario e del mantenimento in carcere.

Solo per le spese del procedimento giudiziario e del mantenimento in carcere può essere chiesta la remissione, non per le pene pecuniarie o altri debiti.

La remissione del debito va chiesta al magistrato di sorveglianza.

 

 

 

- Riabilitazione

E’ un beneficio di legge che ha l’effetto di cancellare completamente gli effetti di una condanna penale.

La riabilitazione è concessa dopo che sono decorsi almeno tre anni dal giorno in cui la pena è stata scontata (in carcere, o in misura alternativa, o estinta per indulto o altri benefici). Devono decorrere almeno otto anni nel caso di recidiva e dieci anni in caso il condannato sia stato dichiarato delinquente abituale, professionale o per tendenza.

Per ottenere la riabilitazione è necessario che il condannato, se è stato sottoposto a misura di sicurezza, ne abbia ottenuto la revoca, e che abbia adempiuto alle obbligazioni civili derivanti dal reato, cioè abbia risarcito il danno provocato.

In caso non vi siano, o non siano rintracciabili, le parti offese, il risarcimento può essere effettuato a beneficio di enti o associazioni socialmente utili, in qualche modo correlabili al danno causato.

Inoltre, per ottenere la riabilitazione è di fondamentale importanza aver mantenuto una buona condotta per tutto il periodo considerato, non solo evitando ovviamente di compiere reati ma anche con un comportamento responsabile e con un impegno in attività socialmente utili.

L’istanza di riabilitazione va presentata al Tribunale di sorveglianza, che decide collegialmente.

 

 

 

- Semilibertà

l regime di semilibertà consiste nella concessione al condannato e all’internato di trascorrere parte del giorno fuori dell’istituto per partecipare ad attività lavorative, istruttive o comunque utili al reinserimento sociale.

I condannati e gli internati ammessi al regime di semilibertà sono assegnati in appositi istituti o apposite sezioni autonome di istituti ordinari e indossano abiti civili.

Possono essere espiate in regime di semilibertà la pena dell’arresto e la pena della reclusione non superiore a sei mesi, se il condannato non è affidato in prova al servizio sociale (o.p. 47).

Fuori dai casi appena visti il condannato può essere ammesso al regime di semilibertà soltanto dopo l’espiazione di almeno metà della pena ovvero, se si tratta di condannato per taluno dei delitti indicati nel comma 1 dell’articolo 4-bis, di almeno due terzi di essa.

L’ammissione al regime di semilibertà è disposta in relazione ai progressi compiuti nel corso del trattamento, quando vi sono le condizioni per un graduale reinserimento del soggetto nella società.

 

 

- Ser.T.

Il Ser.T. è il Servizio Tossicodipendenti e fa parte delle ASL.

 

 

- Sintesi

È una relazione che l'educatore scrive per i definitivi e che è necessaria perché il Magistrato di Sorveglianza conceda i benefici di legge

 

 

- Traduzioni

Sono traduzioni tutte le attività di accompagnamento coattivo, da un luogo ad un altro, di soggetti detenuti, internati, fermati, arrestati o comunque in condizione di restrizione della libertà personale.

Le traduzioni sono eseguite, nel tempo più breve possibile, dal corpo di polizia penitenziaria, con le modalità stabilite dalle leggi e dai regolamenti e, se trattasi di donne, con l'assistenza di personale femminile.
Nelle traduzioni l'uso delle manette ai polsi é obbligatorio quando lo richiedono la pericolosità del soggetto o il pericolo di fuga o circostanze di ambiente che rendono difficile la traduzione. In tutti gli altri casi l'uso delle manette ai polsi è vietato.
6. Nelle traduzioni collettive é sempre obbligatorio l'uso di manette modulari multiple dei tipi definiti con decreto ministeriale. É vietato l'uso di qualsiasi altro mezzo di coercizione fisica.



 

 

- Trasferimenti

I trasferimenti sono disposti per gravi e comprovati motivi di sicurezza, per esigenze dello istituto, per motivi di giustizia, di salute, di studio e familiari.

Nel disporre i trasferimenti deve essere favorito il criterio di destinare i soggetti in istituti prossimi alla residenza delle famiglie.

I detenuti e gli internati debbono essere trasferiti con il bagaglio personale e con almeno parte del loro peculio.

 

 

- Trattamento

ll trattamento del condannato e dell'internato é svolto avvalendosi principalmente dell'istruzione, del lavoro, della religione, delle attività culturali, ricreative e sportive e agevolando opportuni contatti con il mondo esterno ed i rapporti con la famiglia.

Ai fini del trattamento rieducativo, salvo casi di impossibilità, al condannato e all'internato é assicurato il lavoro.

Gli imputati sono ammessi, a loro richiesta, a partecipare ad attività educative, culturali e ricreative e, salvo giustificati motivi , a svolgere attività lavorativa o di formazione professionale, possibilmente di loro scelta e, comunque, in condizioni adeguate alla loro posizione giuridica.

 

 

- Ufficio matricola

Il nuovo giunto viene condotto all'Ufficio Matricola, dove gli viene aperta una pratica e gli viene assegnato un numero di matricola. Alla pratica così costituita vengono allegati tutti gli atti che lo riguardano, nonché la posizione giuridica.

Ogni comunicazione tra l'autorità giudiziaria e il detenuto avviene attraverso questo ufficio.

Nell'ufficio matricola vengono registrati tutti i movimenti. L'identificazione del nuovo giunto viene fatta con la fotografia e con le impronte digitali. Il nuovo giunto viene sottoposto a visita medica al massimo entro il giorno seguente e successivamente riceve una visita psicologica.

Importante è sapere che esistono 3 livelli di pericolo di suicidio che implicano da un controllo ogni 15 minuti ad un controllo a vista.

 

 

- Volontariato in carcere

La finalità del reinserimento sociale dei condannati e degli internati deve essere perseguita anche sollecitando ed organizzando la partecipazione di privati e di istituzioni o associazioni pubbliche o private all'azione rieducativa.

Sono ammessi a frequentare gli istituti penitenziari con l'autorizzazione e secondo le direttive del magistrato di sorveglianza, su parere favorevole del direttore, tutti coloro che avendo concreto interesse per l'opera di risocializzazione dei detenuti dimostrino di potere utilmente promuovere lo sviluppo dei contatti tra la comunità carceraria e la società libera.
Le persone indicate nel comma precedente operano sotto il controllo dei direttore.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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